Storie di ordinaria distruzione

luglio 23, 2009 in About me, Lapidi, Pattume

So che ho perso l’abitudine di aggiornare il mio blog, che a dirla tutta non è nemmeno troppo interessante, ma oggi vorrei rendere partecipi quei quattro gatti che mi leggono di un fatto alquanto irritante (per me) e imbarazzante (per la Fondazione Arena) accaduto nelle biglietterie della medesima.

Come ben sapete, come dipendente della Fondazione ho diritto all’acquisto a prezzo scontato di un massimo di due biglietti (per eventuali amici e/o parenti desiderosi di guardarsi uno spettacolo) di gradinata laterale per ogni opera. Questa per me è la quinta stagione lavorativa in arena, quindi ormai so benissimo come funzionano i meccanismi di bigliettazione.

Dovete sapere che l’Arena è dotata di tre biglietterie: una biglietteria all’arcovolo 7, un’altra all’arcovolo 9, e la biglietteria centrale in un edificio dietro l’arena.

Fino all’anno scorso, i miei biglietti con sconto dipendenti sono sempre andato ad acquistarli alla biglietteria centrale. Come sempre entravo, aspettavo il mio turno, mostravo il cartellino di identificazione, richiedevo i biglietti, compilavo il modulo per la privacy, pagavo i biglietti e me ne andavo, senza complicazioni di sorta.

La mia mattinata si è svolta come di seguito riportato:

ore 10.30: doccia;

ore 11.00: prendo la macchina e vado in centro. Giro mezz’ora abbondante alla ricerca di un posto auto, alla fine mi vedo costretto a parcheggiare al solito parcheggio dell’Agenzia delle entrate, piuttosto in culo al mondo ma di meglio non ce n’è;

ore 11.33: faccio il tagliando del parcheggio per un’ora di sosta, pago 50 centesimi;

ore 11.45: entro nella biglietteria centrale e mi metto in fila. Fatalità è il mio turno dopo solo 3 persone. Appena arriva il mio turno, non faccio in tempo ad estrarre il cartellino identificativo dalla sua custodia che l’impiegata addetta mi si rivolge con un tono quasi schifato dicendomi: “I biglietti per i dipendenti al cancello 9”. Rimango perplesso. Le rispondo che fino all’anno prima sono sempre venuto lì a prenderli, ma lei mi risponde tutta stizzita che devo andare al cancello 9. Va bene, ora vado al cancello 9, buon lavoro, e impara un po’ di buone maniere, troia.

ore 12.00: arrivo all’arcovolo 9. Ci sono almeno una decina di persone in coda, e mi ci metto anche io. Mi tocca sorbirmi dieci minuti di chiacchiere continue in francese da parte di una felice famigliola di puzzolenti francesi dietro di me. E arriva il mio turno…

IO: “Buongiorno, vorrei comprare due biglietti per dipendenti per il Barbiere di Siv…”

IMPIEGATA: “Oddio scusami, è che come vedi sono da sola [in biglietteria] e fuori c’è molta coda…”

Rimango interdetto per un momento, quindi rispondo.

IO: “Sì, so che c’è la coda, visto che me ne son fatto 5 minuti buoni sotto il sole e altri 5 minuti dentro l’arcovolo.”

La tipa mi guarda un po’ disorientata, sembra che non sappia cosa rispondere. In quel preciso istante colgo: qualcuno delle alte sfere le ha dettato poche semplici regole per rendere la vita difficile a noi dipendenti che vogliamo comprare i biglietti. Così lei, dopo quella frazione di secondo in più, mi risponde:

IMPIEGATA: “No, è che… ti spiego… siccome fuori c’è molta coda dovrei fare prima i biglietti per gli spettatori.”

Io allora la coda l’ho fatta per sport? Non ci casco. Non serve nemmeno dirglielo, mi legge le parole nello sguardo, infatti mi risponde tutta trafelata:

IMPIEGATA: “Comunque, visto che la coda ormai l’hai fatta anche tu posso [addirittura “posso”, capite?] farti lo stesso i biglietti, però noi di solito stampiamo i biglietti per i dipendenti quando fuori non c’è molta coda, così non facciamo aspettare gli altri clienti. Sarebbe meglio che venissi al pomeriggio”.

I miei occhi iniziano lentamente a socchiudersi in un’espressione inizialmente seccata, che poi però assume varie sfumature furiose e minacciose. Vorrei risponderle “scusa sai se ti compro due biglietti che mi spettano di diritto! E tra l’altro, secondo te dovrei passare le mie giornate a gironzolare intorno all’arena ad aspettare che si sgonfi la coda in biglietteria? Credi davvero che io possa permettermi di passare così la mia giornata?”, ma capisco che non è il caso di dare spettacolo mentre c’è la gente in fila. Le voglio rendere la vita difficile, e rispondo:

IO: “Ah capisco. E quindi per le prossime volte come mi posso regolare? Se vengo al pomeriggio mi dite di venire alla mattina, se vengo alla mattina mi dite che a causa della coda non potreste rispettare il mio turno per farmi avere due biglietti e quindi mi consigliate di venire al pomeriggio…”

IMPIEGATA: “Guarda, non saprei cosa dirti… Vuoi che ti faccio i biglietti?”

IO: “Certo. Due biglietti per il Barbiere di Siviglia del 6 agosto, nel settore C per favore.”

IMPIEGATA: “Ok. Mi potresti dire il tuo cognome per favore?”

Sui nostri cartellini il cognome è solo l’iniziale puntata, seguita dal nome. Le dico il mio cognome.

IMPIEGATA: “Bene. Hai già firmato per la dichiarazione della privacy?”

IO: “No, quest’anno non ancora, sono i primi biglietti che prendo di questa stagione”

IMPIEGATA: “Ok, allora finchè stampo i biglietti potresti compilarmi questo foglio per favore?”

Io compilo il modulo per la privacy, lei nel frattempo inserisce i miei dati per stampare i biglietti.

IMPIEGATA: “Ecco qui. Barbiere di Siviglia del 6 agosto, gradinata C, entrate 23 o 27. Ecco a te il tuo cartellino. Sono 20 euro in totale.”

Pago, prendo i biglietti e il cartellino e dico “Arrivederci”. Lei non mi caga, è già passata a servire i clienti.

Mai far attendere

aprile 5, 2009 in Lapidi, Pattume, Politica, Video

Leggo dal sito dell’ANSA:

Il premier Silvio Berlusconi è arrivato a Baden Baden, ma prima di dirigersi verso la cancelliera tedesca Angela Merkel, si e’ appartato sulla riva del fiume per telefonare. La Merkel ha ricevuto nel frattempo diversi leader.

Al suo arrivo Berlusconi è sceso dall’auto già parlando al telefonino e ha fatto cenno alla Merkel, che attendeva gli ospiti, di aspettare. La Merkel è apparsa un po’ perplessa, ma ha continuato ad accogliere gli altri ospiti, tra cui il premier danese Anders Fogh Rasmussen e il segretario generale della Nato Jaap de Hoop Scheffer. Ogni tanto la cancelliera si girava verso Berlusconi che nel frattempo continuava a telefonare, passeggiando sulla riva del fiume con le spalle rivolte al resto del gruppo. All’arrivo del premier britannico Gordon Brown, la Merkel ha visibilmente commentato con il collega l’atteggiamento di Berlusconi, esprimendo una chiara contrarietà. La Merkel ha indicato a Brown il primo ministro italiano ed ha allargato le braccia. Poi, arrivati tutti gli altri ospiti, ha deciso di andarsene, lasciando Berlusconi solo sulla riva del fiume, che continuava a telefonare.

In seguito mi informo meglio, sui vari quotidiani nazionali online. Due gaffes in due giorni. Prima il rimprovero dalla Regina Elisabetta (Berlusconi riferisce invece di un “tono scherzoso”) per aver urlato inutilmente durante la foto di gruppo con i leader del G20…

httpv://www.youtube.com/watch?v=DZfsRZi-tfQ

…poi l’aver snobbato l’intera cerimonia con la cancelliera Merkel, facendole un cenno decisamente informale per dirle che al momento “era impegnato al telefono”…

httpv://www.youtube.com/watch?v=9TbCMG9GPag&NR=1

Imperdibile chicca: l’ “altissima” considerazione che Obama ha di Berlusconi, e un discorso dello stesso Berlusconi pronunciato in un improbabilissimo inglese:

httpv://www.youtube.com/watch?v=WiYppEt5QSY&NR=1

Senza titolo

ottobre 24, 2008 in Lapidi

Immagine 3-1.png

E io ti mollo

giugno 13, 2008 in About me, Lapidi

Stavolta però non parlo di uomini e di nuove disgrazie sentimentali. In tutta franchezza ho deciso che Architettura (intesa come facoltà) mi fa schifo, quindi ho deciso di abbandonare l’università. Un po’ mi spiace, alcuni corsi li trovavo/ho trovato molto interessanti, come matematica, storia dell’architettura, tecnologia delle costruzioni e igiene ambientale, ma agli antipodi si trovano progettazione, rappresentazione, sociologia e fisica che non riesco ad assimilare. E quella che più mi sta sullo stomaco è pure una delle più importanti, ed è proprio progettazione. Massime disorganizzazioni, massime perdite di tempo, minimi guadagni a livello intellettuale, zero soddisfazioni, troppe incazzature. Per di più, se i professoroni iniziano anche a tirarsela con “l’atelier” (ovvero un modo pomposo per definire il laboratorio), “l’iter progettuale” (ovvero un modo ridicolo per definire il mio metodo “prendi la matita e schizza qualcosa di sensato”), “l’ex tempore” (ovvero una parola utilizzata completamente a sproposito, visto che il suo reale significato è suppergiù “idea del momento”, mentre i nostri professoroni la intendono come un miserrimo compitino in classe) la voglia di continuare si riduce ai minimi termini.

Ecco che quindi non ho più intenzione di diventare architetto, perchè grazie a questi signori che fanno tanto i brillanti, ma che in definitiva non sono altro che degli sfigati, ora odio sentir parlare di progettazione architettonica. Un ambiente ideale per studiare architettura non deve essere opprimente, ma stimolante. Non devi presentarti tutti i santissimi fottutissimi giorni a fare una cazzo di revisione, anche se non hai un emerito cazzo da revisionare, perchè altrimenti il professore sfigato ti boccia all’esame. E soprattutto, i tuoi genitori hanno sborsato fior di quattrini per farti studiare, non puoi permettere agli assistenti sfigati dei professori sfigati di trattarti come un mulo col culo a rovescio solo perchè hai sbagliato qualcosa in un progetto. Sei lì per imparare. E se loro ti trattano come fossi carta igienica usata (perchè loro sono assistenti del prof e valgono più di te – a detta loro) questo non lo accettare.

E infatti io non accetto niente di tutto questo.

È vero, alcune persone diranno «fregatene, resisti fin che puoi e poi ciucciati la laurea», ma la cosa non mi interessa affatto. La laurea è un pezzetto di carta che ti dice di essere architetto, ma se sei un laureato con delle idee di merda, rimani comunque un fallito. Io invece so di avere idee molto valide, quindi mi accontento del mio titolo di disegnatore di architettura e tiro dritto per la mia strada. Anzi, ora che ci penso, forse potrei dedicarmi anima e corpo alla grafica. Quella non mi ha mai deluso.

E sia!

N.B. Agli amichetti che parlano a sproposito: evitate di scrivermi qualche sms con scritto “Mi dispiace per quello che hai scritto sul blog”, perchè a me non dispiace affatto.

Che coraggio

maggio 28, 2008 in Lapidi, Pattume

Riprendo da un post di marcovr (spero che il link funzioni) questo assurdo “resoconto religioso” su Harry Potter e l’omosessualità. Signori credenti, se credete davvero a queste parole per me diventate liquame.

Tragicamente, alcuni sedicenti “cristiani” hanno lodato la saga di Harry Potter sin dall’inizio, pur sapendo che propagandava la magia demoniaca. Questo è un male deplorevole e un chiaro indicatore dell’apostasia dei nostri tempi. Dio odia il peccato di stregoneria (Primo libro di Samuele, 15:23), e lo stesso dovrebbe fare ogni figlio di Dio (Salmi 97:10). Con la recente rivelazione che la serie di Harry Potter promuove anche l’omosessualità tra i bambini, come possono certi credenti idioti continuare a supportare le malvagità di Harry Potter? […] 

Per chi si definisce cristiano è profondamente sbagliato spalleggiare un’autrice pagana che promuove stregoneria e omosessualità tra i bambini. […] 

La Parola di Dio condanna fortemente l’omosessualità (Levitico 20:13; Primo libro dei Re 14:24; 15:12: 22:46; Romani 1:24-32; Prima lettera a Corinzi 6:9, 10; Giuda 1:7) e la stregoneria (Deuteronomio 18:10, Primo libro di Samuele 15:23; Galati 5:20). Il peccato non è questione da poco, per Dio. Il mondo dei malvagi glorifica il peccato e si ribella apertamente contro la Bibbia, che è la Parola di Dio. Sia il peccato di omosessualità che quello di stregoneria sono punibili con la morte, nel Vecchio Testamento (Levitico 20:13, Esodo 22:18). […] 

Quei cristiani che hanno fede nella Bibbia e odiano il peccato non si sorprendono del fatto che J. K. Rowling si sia messa a promuovere l’omosessualità attraverso la sua saga sulla stregoneria. Questo era il piano del Diavolo sin dall’inizio. 

Harry Potter s’è impadronito del cuore di centinaia di milioni di bambini in tutto il mondo. Adesso Satana sta plagiando quegli stessi bambini – attraverso J. K. Rowling – per fargli accettare l’omosessualità. […] Se prima i bambini normali provavano repulsione per l’idea stessa del sesso omosessuale, adesso saranno costretti a ripensaci, dopo aver scoperto che uno degli amati personaggi di Harry Potter è gay. 

Per di più, per un bambino diventa difficilissimo non accettare Harry Potter quando la maggior parte dei suoi amici sono fan di Harry Potter. La conseguenza ultima della malvagità della Rowling sarà che centinaia di milioni di bambini accetteranno l’omosessualità, e l’Inferno continuerà ad allargarsi grazie ai reietti di Cristo. […] 

La saga di Harry Potter disonora Dio, elimina il senso del peccato, rende attraente la magia. Lo spirito della serie è diabolico, sinistro e anti-cristiano. […] Harry Potter è del Diavolo! 

Se avete il coraggio, commentate.

Quotidiana lettura shockante

maggio 23, 2008 in Lapidi

C’è solo una categoria umana che disprezza i giornali più dei lettori di giornali: i giornalisti. Uno dei motivi che ci spingono spesso a vomitare alla lettura dei giornali [...] è l’uso di termini idioti, oppure per la pubblicazione di stonz… cioè… stupidaggini vendute come eventi clamorosi di cui tutto il mondo dovrebbe parlare [...].

C’è un bell’esempio di questi giorni che racchiude entrambe le cause di vomito. L’uso del termine shock. “Rivelazione shock!”, “Foto shock!”. Ma shock de che? Titoloni su giornali e siti internet degli ultimi giorni: «Irene Grandi shock! Ho fumato uno spinello sul palco». Ambè. «Madonna, foto shock!». Leggasi cinquantenne popputa che canta con un body nero, effettivamente con due tette che ancora appaiono tette. Però, santamariadelpilàr, non così tette da essere shockanti.

Via Metro

Il blocco allo stomaco

aprile 11, 2008 in Lapidi, Pattume, Politica

Mi sono imbattuto nel video ufficiale dell’inno del PdL. Sono rimasto a dir poco schifato. Talmente schifato che, pur nella voglia di condividere con voi questo schifo, mi rifiuto di postare sul mio blog quel video. Se proprio volete vedervi il video (con la “canzone”) andate su YouTube e nel campo di ricerca scrivete “meno male silvio”. Dovrebbe essere il primo risultato della ricerca.

Da notare che è stata disabilitata la funzione di lasciare commenti e voti a quel video. Probabilmente saranno stati sommersi di insulti.

Opinioni&Interessi

marzo 19, 2008 in Lapidi, Libri, Pattume

Tutto inizia con la voglia di scrivere un libro. Nel 1992, un signore di nome Moccia Federico scrisse il suo primo romanzo (o pseudo romanzo), intitolato “Tre metri sopra il cielo”. Come titolo è bellissimo, quando ne sentii parlare la prima volta mi venne una voglia assurda di leggerlo. Insomma, di cosa poteva mai parlare un libro intitolato “Tre metri sopra il cielo”?

Iniziai quindi la mia ricerca attraverso Google (quella macchina magica che trova tutto) e Wikipedia (che bene o male rende un servizio interessante). Cosa scopro? Scopro che nel 1992 Moccia scrive un romanzo che tutte le case editrici si rifiutano di pubblicare. Penso “magari è un testo scomodo, forse sono argomenti scottanti?”. Non lo so, so solo che il signor Moccia decide di pubblicare a proprie spese poche copie del suo romanzo. Risultato: tutte esaurite. Bella forza, ne avrà stampate una carriola!

Accade un fatto inatteso però: il libro inizia a circolare nei licei romani sotto forma di fotocopie. Ecco che quindi la casa editrice Feltrinelli decide di pubblicare finalmente questo romanzo, nel 2004, facendolo diventare addirittura un caso editoriale. Nello stesso 2004, un regista (tal Luca Lucini) legge il romanzo e sogna vagonate di euro-bigliettoni viola, quindi pensa a una trasposizione cinematografica del libro.

Ed è ora che iniziano le seccature. Nel 2006 (due anni dopo) esce il seguito di “Tre metri sopra il cielo” (adattiamoci a scriverlo 3MSC, anche se sembra la sigla di una stazione spaziale) intitolato “Ho voglia di te”, che potrebbe essere abbreviato in HVDT (un nuovo standard di trasmissione digitale delle frequenze televisive?). Quasi in contemporanea all’uscita del romanzo esce l’omonimo film.

Non contento, Mr. Moccia (avesse avuto almeno la cortesia di mettersi uno pseudonimo) scrive, sempre nel 2007, “Scusa ma ti chiamo amore”, il sequel di “Ho voglia di te”. Puntuale come la bolletta del telefono arriva anche il film al cinema.

Ma la fame di fama e di denaro non si placa, e sempre nel 2007 (evidentemente un anno disastroso) pubblica il finora (e speriamo) ultimo libro della saga “Cercasi Niki disperatamente”.

Ora mi pongo un quesito: se tu, Moccia, hai così tanta passione per la scrittura, perchè non ti tieni le tue schifezze amorose e sdolcinate nel cassetto del rasoio in bagno? La letteratura italiana ha bisogno di nuovi scrittori, ma non di scrittorucoli che non conoscono i tempi dei verbi, e che quindi, per evitare figuracce con la casa editrice e con i lettori, scrivono tutto quanto al presente! I giovani italiani hanno bisogno di letterature serie e impegnate, devono imparare a parlare e a scrivere, devono imparare che il verbo avere è ben diverso dal verbo essere, e che in una frase non si può effettuare una scelta a caso per piazzarceli dentro!

Se la tua vita sentimentale va a catafascio, e il lavoro peggio (non riuscirai mai a emulare tuo padre come regista) piantala di scrivere e dedicati all’enologia, o alla classificazione delle varie specie di moscerini della frutta, fai qualsiasi cosa pur di stare distante dalla letteratura!

Con le mani sul pacco

marzo 2, 2008 in Lapidi, Pattume, Politica

Como, 11 Maggio 2007
Un operaio, in tuta da lavoro, sente la necessità di sistemarsi la tuta, e con noncuranza se la sistema. Nulla di strano fin qui.
Un operaio, in tuta da lavoro, sente la necessità di sistemarsi la tuta, che gli da fastidio al pacco, e con noncuranza se la sistema. Nulla di strano nemmeno qui.
Quell’operaio, l’11 Maggio 2007, viene condannato dalla Corte di Cassazione, con la sentenza 8389, a 200 euro di multa perchè “sulla pubblica via si toccava vistosamente i genitali (da sopra i vestiti)”.
Quello stesso operaio fa ricorso, sostenendo che il gesto da lui “effettuato, equiparato a un grattamento, non era nient’altro che un movimento compulsivo e involontario, probabilmente finalizzato alla sistemazione della tuta da lavoro”.
Tale ricorso però non è stato accolto dalla Suprema Corte, secondo la quale “il palpeggiamento dei genitali davanti ad altri soggetti, in quanto manifestazione di mancanza di costumatezza ed educazione, deve considerarsi atto contrario alla pubblica decenza, concetto comprensivo di quel complesso di regole comportamentali etico-sociali che impongono a ciascuno di astenersi da condotte potenzialmente offensive del sentimento collettivo della compostezza del decoro, generanti disagio, disgusto e disapprovazione nell’uomo medio”.
Premessa la bizzarria della faccenda, e la bizzarria del concetto di “decenza” che si ha nel nostro Paese, è interessante con quale dedizione la giustizia italiana si occupi di questi casi. Sono interminabili gli anni per la conclusione di un processo in questo paese, sono migliaia gli euro letteralmente buttati nel cesso per gli avvocati, e i giudici hanno il coraggio e l’indecenza di occuparsi di un caso di pubblica decenza (scusate il gioco di parole) per uno che si tocca il pacco.

immagine-3.png

Livello di vergogna di questo articolo: 90%

É finita la carta igienica

febbraio 20, 2008 in Lapidi, Televisione

Questa mattina mi sono svegliato tardi. Ieri sera avevo puntato la sveglia per le nove e mezza, perchè avevo in programma di dare una bella pulita a tutta la casa (aspirapolvere, mocio, bagno, cucina e finestre), poi come tutti i buoni fannulloni ho spento la sveglia e mi sono girato dall’altra parte. Risultato: alle 11 mi sono svegliato, perdipiù di malumore, per alcune faccende irrisolte di ieri sera. Quindi mi sono fatto una doccia, poi ho lavato i piatti di ieri sera, e non ho pulito un niente di niente. E vabbè, fin qua non è un problema. Quindi, visto che la mia coinquilina era all’università a dare un esame di fisica (corni corni) e mi sentivo un po’ solo, ho fatto una cosa che di solito non faccio mai di mia spontanea volontà, per la quale di solito mi si chiede anche se mi infastidisce, e ho acceso la tv.
Non nell’ordine, ma ho beccato:

  •  Rita dalla Chiesa, in un programma che presumo fosse Forum, che faceva parlare il pubblico su un cacchio di problema di coppia di due facce da culo sedute sul palco. Tralasciando il fatto che in 50 secondi non ho capito di cosa si stava parlando, mi sono chiesto quanti telespettatori sono REALMENTE interessati a ciò che viene detto in questa trasmissione, o tengono la televisione accesa su Forum solo per il gusto di distruggersi i timpani con i vari botta e risposta dei protagonisti col pubblico. Giro canale.
  • Linus, su All Music, per la diretta di “DeeJay chiama Italia” che si faceva quattro chiacchiere con Zucchero. Lì ci sono rimasto volentieri, Zucchero mi piace, non per le canzoni ma per la personalità. Purtroppo però, data la mia maniacale voglia di farmi del male, ho girato canale.
  • Tokio Hotel, su MTV. Sono morto in un istante, però ho la forza di girare canale.
  • Una cartomante, su un canale sconosciuto, dice che “anno bisesto, anno funesto”. Quindi mi vuole convincere che se chiamo uno dei due numeri in sovrimpressione, con scatto alla risposta di ventimila euro (pagabili in comode rate a tasso variabile), mi dirà quali sono i miei tre numeri fortunati, per poter vivere serenamente un buon 29 Febbraio. Inoltre, è convinta che questi tre numeri potrà darmeli solo oggi, ma non domani, perchè domani forse sarà all’ospedale a farsi togliere un’unghia incarnita. Povera, la sfiga ti colpisce anche se non è il 29 Febbraio… Giro canale.
  • Studio Aperto su Italia Uno. Ecco, questo è un varietà che davvero mi esalta. Lo studio lo trovo un po’ troppo in stile telegiornale, non gli si addice molto, però gli argomenti da Novella 2000 sono davvero esilaranti, quindi, visto che non guasta, mi passo circa tre minuti a vedere cosa dicono. I prezzi della frutta e della verdura salgono e gli italiani sono sempre più poveri. Gli italiani preferiscono il pane congelato a quello fresco. Gli italiani preferiscono il pesce pescato la settimana scorsa a quello pescato stamattina. Gli italiani preferiscono comprare la frutta marcia. Gli italiani sono degli emeriti imbecilli se guardano Studio Aperto. Mi tremano le mani, giro canale.
  • Su Telemantova c’è una tipa vestita da segretaria, che parla con tono didattico di un bruco, che nel periodo dei Gonzaga veniva mangiato ed era un potente afrodisiaco. Purtroppo si capisce poco, perchè il canale è disturbato. Giro.
  • Televendita su canale ignoto.
Spengo la tv, mi metto le cuffie nelle orecchie, e faccio partire le canzoni dei Cartoons. Almeno loro sono volontariamente scemi.