So che ho perso l’abitudine di aggiornare il mio blog, che a dirla tutta non è nemmeno troppo interessante, ma oggi vorrei rendere partecipi quei quattro gatti che mi leggono di un fatto alquanto irritante (per me) e imbarazzante (per la Fondazione Arena) accaduto nelle biglietterie della medesima.
Come ben sapete, come dipendente della Fondazione ho diritto all’acquisto a prezzo scontato di un massimo di due biglietti (per eventuali amici e/o parenti desiderosi di guardarsi uno spettacolo) di gradinata laterale per ogni opera. Questa per me è la quinta stagione lavorativa in arena, quindi ormai so benissimo come funzionano i meccanismi di bigliettazione.
Dovete sapere che l’Arena è dotata di tre biglietterie: una biglietteria all’arcovolo 7, un’altra all’arcovolo 9, e la biglietteria centrale in un edificio dietro l’arena.
Fino all’anno scorso, i miei biglietti con sconto dipendenti sono sempre andato ad acquistarli alla biglietteria centrale. Come sempre entravo, aspettavo il mio turno, mostravo il cartellino di identificazione, richiedevo i biglietti, compilavo il modulo per la privacy, pagavo i biglietti e me ne andavo, senza complicazioni di sorta.
La mia mattinata si è svolta come di seguito riportato:
ore 10.30: doccia;
ore 11.00: prendo la macchina e vado in centro. Giro mezz’ora abbondante alla ricerca di un posto auto, alla fine mi vedo costretto a parcheggiare al solito parcheggio dell’Agenzia delle entrate, piuttosto in culo al mondo ma di meglio non ce n’è;
ore 11.33: faccio il tagliando del parcheggio per un’ora di sosta, pago 50 centesimi;
ore 11.45: entro nella biglietteria centrale e mi metto in fila. Fatalità è il mio turno dopo solo 3 persone. Appena arriva il mio turno, non faccio in tempo ad estrarre il cartellino identificativo dalla sua custodia che l’impiegata addetta mi si rivolge con un tono quasi schifato dicendomi: “I biglietti per i dipendenti al cancello 9”. Rimango perplesso. Le rispondo che fino all’anno prima sono sempre venuto lì a prenderli, ma lei mi risponde tutta stizzita che devo andare al cancello 9. Va bene, ora vado al cancello 9, buon lavoro, e impara un po’ di buone maniere, troia.
ore 12.00: arrivo all’arcovolo 9. Ci sono almeno una decina di persone in coda, e mi ci metto anche io. Mi tocca sorbirmi dieci minuti di chiacchiere continue in francese da parte di una felice famigliola di puzzolenti francesi dietro di me. E arriva il mio turno…
IO: “Buongiorno, vorrei comprare due biglietti per dipendenti per il Barbiere di Siv…”
IMPIEGATA: “Oddio scusami, è che come vedi sono da sola [in biglietteria] e fuori c’è molta coda…”
Rimango interdetto per un momento, quindi rispondo.
IO: “Sì, so che c’è la coda, visto che me ne son fatto 5 minuti buoni sotto il sole e altri 5 minuti dentro l’arcovolo.”
La tipa mi guarda un po’ disorientata, sembra che non sappia cosa rispondere. In quel preciso istante colgo: qualcuno delle alte sfere le ha dettato poche semplici regole per rendere la vita difficile a noi dipendenti che vogliamo comprare i biglietti. Così lei, dopo quella frazione di secondo in più, mi risponde:
IMPIEGATA: “No, è che… ti spiego… siccome fuori c’è molta coda dovrei fare prima i biglietti per gli spettatori.”
Io allora la coda l’ho fatta per sport? Non ci casco. Non serve nemmeno dirglielo, mi legge le parole nello sguardo, infatti mi risponde tutta trafelata:
IMPIEGATA: “Comunque, visto che la coda ormai l’hai fatta anche tu posso [addirittura “posso”, capite?] farti lo stesso i biglietti, però noi di solito stampiamo i biglietti per i dipendenti quando fuori non c’è molta coda, così non facciamo aspettare gli altri clienti. Sarebbe meglio che venissi al pomeriggio”.
I miei occhi iniziano lentamente a socchiudersi in un’espressione inizialmente seccata, che poi però assume varie sfumature furiose e minacciose. Vorrei risponderle “scusa sai se ti compro due biglietti che mi spettano di diritto! E tra l’altro, secondo te dovrei passare le mie giornate a gironzolare intorno all’arena ad aspettare che si sgonfi la coda in biglietteria? Credi davvero che io possa permettermi di passare così la mia giornata?”, ma capisco che non è il caso di dare spettacolo mentre c’è la gente in fila. Le voglio rendere la vita difficile, e rispondo:
IO: “Ah capisco. E quindi per le prossime volte come mi posso regolare? Se vengo al pomeriggio mi dite di venire alla mattina, se vengo alla mattina mi dite che a causa della coda non potreste rispettare il mio turno per farmi avere due biglietti e quindi mi consigliate di venire al pomeriggio…”
IMPIEGATA: “Guarda, non saprei cosa dirti… Vuoi che ti faccio i biglietti?”
IO: “Certo. Due biglietti per il Barbiere di Siviglia del 6 agosto, nel settore C per favore.”
IMPIEGATA: “Ok. Mi potresti dire il tuo cognome per favore?”
Sui nostri cartellini il cognome è solo l’iniziale puntata, seguita dal nome. Le dico il mio cognome.
IMPIEGATA: “Bene. Hai già firmato per la dichiarazione della privacy?”
IO: “No, quest’anno non ancora, sono i primi biglietti che prendo di questa stagione”
IMPIEGATA: “Ok, allora finchè stampo i biglietti potresti compilarmi questo foglio per favore?”
Io compilo il modulo per la privacy, lei nel frattempo inserisce i miei dati per stampare i biglietti.
IMPIEGATA: “Ecco qui. Barbiere di Siviglia del 6 agosto, gradinata C, entrate 23 o 27. Ecco a te il tuo cartellino. Sono 20 euro in totale.”
Pago, prendo i biglietti e il cartellino e dico “Arrivederci”. Lei non mi caga, è già passata a servire i clienti.